A LOSANNA SI STUDIA COME RIVOLUZIONARE L’ENERGIA SOLARE

PUBBLICATO IL 21 LUGLIO 2015

Al campus dell’EPFL, la Scuola Politecnica Federale di Losanna è attualmente il parco di energia solare urbana più grande del Paese.

Qui sta prendendo piede un progetto molto ambizioso ed innovativo: sviluppare un sistema attraverso il quale ogni quartiere produrrà energia con pannelli fotovoltaici e turbine eoliche. Chi si sta occupando del progetto sostiene che la rete elettrica del futuro non sarà più centralizzata ma distribuita, composta da micro reti indipendenti dalle fonti esterne.

In che modo? «Utilizzando sistemi di accumulo elettrochimico che integrano batterie e tecnologie dell’idrogeno». Detto così, non è immediatamente comprensibile per tutti, ma il professor Mario Paolone, 42 anni, alla guida del progetto ed ex ricercatore dell’Università di Bologna e professore associato al Politecnico di Losanna, prova a spiegarlo in parole povere. «Il sistema di produzione elettrica attuale ha una struttura che è quasi immutata da decenni», spiega alla scrivania del suo studio «Ogni paese ha un numero ristretto di luoghi di produzione – come le centrali nucleari, idroelettriche, a gas o carbone – connessi a una rete di migliaia di chilometri che porta l’elettricità ai destinatari». Questo sistema centralizzato è facilmente controllabile ma ha dei punti deboli: inquina spesso, deturpa il paesaggio con industrie e tralicci, “perde” un po’ di energia dal luogo di produzione agli utenti. E non accoglie facilmente l’energia elettrica che arriva da risorse variegate come le rinnovabili.

Nonostante l’attuazione di questo ambizioso progetto sia difficoltosa, pare che al Politecnico di Losanna ci stiano riuscendo, usando il campus stesso come “cavia”. «E’ l’ideale, perché è frequentato da più di 10 mila persone e ha quindi i numeri di una città di piccole dimensioni», assicura Mario Paolone.  «Un esperimento che sarebbe stato molto complicato da realizzare in una cittadina vera».
La scommessa di Mario Paolone e del suo team è quella di integrare la rete elettrica con le energie rinnovabili, arrivando a produrre il 100% di energia verde, rendendo il campus indipendente. In poche parole, si tratta di creare la prima città capace di sopravvivere solo ed esclusivamente con energia pulita.

Come tutti i progetti ambiziosi, anche questo presenta alcuni ostacoli. «I difetti delle energie rinnovabili sono poco noti ma sono importanti», spiega l’ingegner Marco Pignati, che nel team studia un metodo per individuare i guasti nella rete. «Essendo l’energia solare intermittente, è difficile da immagazzinare. E’ sufficiente il passaggio di una nuvola perché l’intensità dell’energia crolli del 60% in pochi secondi: la rete esistente non è stata pensata per avere questi scompensi. Serve una sorta sistema operativo che metta in comunicazione la rete elettrica con i sistemi di produzione e accumulo di energia prodotta localmente», continua Paolone. Semplificando: qualcosa che faccia “parlare” lo stesso linguaggio a rete esistente, pannelli, e batterie. «Pensiamo al Tomtom in un auto: sa dirci come andare da un posto all’altro ma non sa fare il pilota automatico, perché non sa schivare ostacoli e pedoni. La rete elettrica con tante fonti rinnovabili ha lo stesso limite: non sa come reagire al passaggio di una nuvola né capire quando immagazzinare l’energia. Noi dobbiamo insegnarglielo».

La rete elettrica del futuro prende quindi forma, grazie alla generazione locale di energia – il parco solare dell’EPFL produce 1GWh all’anno – integrata con un sistema di accumulo e consumo locale. «La scommessa è immaginare che nel mondo del futuro ogni quartiere avrà un sistema del genere», si entusiasma il professore Mario Paolone.
Il primo passo è già avvenuto in un parcheggio del Politecnico, dove ci sono le colonnine per la ricarica delle auto elettriche. Ma il sogno del laboratorio è rendere tutto il campus autonomo con risorse del tipo plug and play (la tecnologia alla base delle chiavette usb, che vengono riconosciute da ogni computer senza necessità di installazione).

Si potrà così arrivare con un qualsiasi dispositivo – che sia un computer, un’auto elettrica o un cellulare – e usufruire dell’energia disponibile in quel momento in quel posto: e potrà essere l’energia prodotta in tempo reale dal pannello solare, immagazzinata dalla batteria o addirittura presente nella batteria dell’auto elettrica che si sta ricaricando nella colonnina accanto. «Il passo successivo sarà disconnettere il campus dalla rete esterna», azzarda il professore Paolone. «Appena riusciremo a creare un sistema del genere lo trasferiremo alle industrie e ai gestori delle reti elettriche.  E potrà essere clonato senza limiti».

Fonte: L’Espresso


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